domenica 20 giugno 2010

UN TRANQUILLO WEEK END DI FESTIVAL A SPOLETO

E' il 18 giugno. Mi dico "...Azzz, oggi comincia il Festival !". E' pomeriggio inoltrato, non ho molto tempo, senza perderne ancora, percorro la strada che mi separa dalla zona della movida e degli artisti che da 53 anni fanno di Spoleto la capitale della cultura e dell'arte.
Di solito è davanti a Tebro che l'aria comincia a cambiare, è da lì che la situazione, da caratteristica di una piccola cittadina della bassa Umbria, diventa tipica di un cenacolo d'arte.
Infatti, come metto piede sulle strisce pedonali, quasi vengo investito da due enormi destrieri montati da due fieri appartenenti alla Benemerita nella loro sgargiante divisa di alta ordinanza.
Fa un bell'effetto guardarli mentre passano, poco importa la puzza che i poveri animali emanano mentre emettono dalle retrovie azioni di depistaggio che sto attento a non ... pistare.
Proseguo. Termino le scalette ed accedo a Piazza Mentana.

Cosa vedono i miei occhi !!!

La chiesa di S. Filippo, che da tempo immemorabile, come praticamente tutto il centro storico, è infasciata dalla impalcature che ne deturpano ormai irrimediabilmente la fruizione e l'estetica generale, è diventata la base per l'affissione di enormi manifesti raffiguranti spettacoli del Festival.
Si, è proprio così. Le impalcature che sono per la gente di Spoleto un dramma da tanto tempo, che hanno, di fatto, contribuito in modo determinante anche allo svuotamento del centro storico, sono tappezzate da gigantografie pubblicitarie e per certi versi anche artistiche.




Una mi colpisce particolarmente. Vi campeggia John  Malkovich. Il Valmont de "Le relazioni pericolose", il Mitch Leary (Booth) de "Nel centro del mirino", con il suo sguardo maniaco-satanico mi inquieta e mi affascina, come sempre, ma mi deprime ugualmente sapendolo appiccato ai tubi innocenti di una sgangherata impalcatura che ingombra fastidiosamente, e non solo per me, l'inizio di Corso Mazzini.
Tutto il corso è tappezzato, naturalmente, da impalcature sgangherate e fastidiose, ma a loro volta queste sono tappezzate da manifestoni del Festival.
La sublimazione artistica della sgangheratezza ...





Dopo un bel pezzo di strada nella desolazione più assoluta, ma dove sta la gente ? Passo per via Saffi davanti alla scalinata del Duomo.
Arriva un'auto che quasi mi investe. Mi sposto ...zzato, già pronto a litigare. L'auto, noncurante, parcheggia proprio lì, all'angolo tra via Saffi e la scalinata, di fianco al cestino dell'immondizia. Scende un tipo con un abito blu, in origine elegante di certo, ma ormai, forse il viaggio, i pantaloni e la giacca sono spiegazzati, le scarpe sono impolverate.
La faccia dell'uomo ed i suoi modi, però, sono la cosa più interessante. Non c'ha voglia, è stanco, è stranito ... è ...zzato di brutto. Non si sa bene con chi ma sta facendo una cosa che non vuole fare, sembra molto chiaramente che viva quella situazione come una perdita di tempo.
Chiude la macchina con il telecomando e si avvia svogliato per via Fontesecca.
La tentazione è grossa, ma tanto non c'è nessuno in giro, guardo il cartoncino esposto sul parabrezza: SERVIZIO DI STATO.
Porca putt..., ma è un'auto blu, una di quelle famose, quelle che parcheggiano dove gli pare, quelle che non si sa bene da dove vengono e dove vanno, quelle che si sa solo una cosa di sicuro: le paghiamo noi. Sto str ... e ci fa pure lo svogliato ?
Ho deciso, lo seguo. Voglio sapere chi trasporta, voglio sapere dove va.
Davanti all'Arcivescovado si ferma, chiede informazioni a un vigile urbano, passo davanti e lo supero, capisco poco, però non mollo. Mi sembra di aver sentito che dovrà passare per via del Mercato ed è verso quel luogo che mi avvio con sediziosa lentezza.
Lungo la discesa di via del Mercato mi supera, mi accodo. Davanti a S. Filippo chiede ancora informazioni, percepisco nitidamente che sta cercando il Teatro Nuovo, la ragazza che gli indica la strada non so se lo informa bene, quasi quasi lo prendo e ce lo accompagno io, così facciamo presto.
Invece ha capito, si avvia per la discesa che va verso Tebro, finalmente scoprirò chi è venuto con l'auto blu, chi ha parcheggiato in un posto dove chiunque vedrebbe arrivare un carro attrezzi entro cinque minuti, vedrò chi è che, coi soldi nostri, paga uno come questo che si stufa anche di non fare niente (dovrebbe andare a lavorare per davvero !!!).
Non resisto, una forza misteriosa mi distrae e mi spinge con violenza verso il Teatro Nuovo, devo andare, devo andare ...
Supero ancora l'uomo svogliato misterioso, lo metto un attimo in secondo piano, intravedo la facciata del Teatro Nuovo, gente in divisa, un paio di gruppetti di persone tutte vestite bene che stazionano all'interno di largo Beniamino Gigli.
Spuntano una telecamera e un microfono, corro. Un uomo molto elegante intervista un ragazzo sempre in giacca e cravatta. Vicino a loro un signore completamente calvo, sorridente, mi sembra un volto già visto, osserva la scena con partecipazione abbracciato ad una ragazza.
Mi fermo interessato, cerco di capire. All'improvviso l'intervistatore si blocca: "Ma lei ... tu sei uno di quelli che lavorano qui davanti ?" ha forse capito che non sta intervistando uno famoso ? Alla risposta affermativa del suo interlocutore, il portatore del microfono ha un attimo di imbarazzo poi si riprende con prontezza e ride.
L'uomo calvo, nel frattempo, non ha mai smesso di ridere e continua, adesso, sguaiatamente. La scena è finalmente chiara, in quel gruppo di persone, di aspetto vagamente artistico-gossipparo, sono tutti di Spoleto, l'intervistatore, l'intervistato, l'uomo calvo speaker locale, il cameraman. Ma vaff...
Porca zozza, ho perso l'uomo svogliato misterioso. Cerco con lo sguardo davanti al Teatro. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei persone di cui quattro in divisa, ma di lui, come delle centinaia di altre persone, più o meno importanti, che mi aspettavo di vedere, nemmeno l'ombra.
Sono sconsolato e confuso. Torno verso via Salara Vecchia ...

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