Da qualche giorno abbiamo lanciato questo ... gioco.
Abbiamo chiesto ai lettori di farci sapere se agli incontri pubblici spoletini il Sindaco Benedetti si vede mai, se c'è, ma anche se non c'è ...
Cominciano ad arrivare risposte.
CONTINUATE COSI' ...
Me viene un pensiero: ma agli spettacoli del Festival ci va ? E in questo periodo piuttosto frenetico per politici e per tickets busters (acchiappa biglietti/inviti), per i presenzialisti insomma, il Sindaco riesce a stare anche nel suo ufficio in comune ?
Aspettiamo segnalazioni ... CLICCA QUI PER SEGNALARE
Oh ... sempre per gioco eh ...
martedì 22 giugno 2010
domenica 20 giugno 2010
UN TRANQUILLO WEEK END DI FESTIVAL A SPOLETO
E' il 18 giugno. Mi dico "...Azzz, oggi comincia il Festival !". E' pomeriggio inoltrato, non ho molto tempo, senza perderne ancora, percorro la strada che mi separa dalla zona della movida e degli artisti che da 53 anni fanno di Spoleto la capitale della cultura e dell'arte.
Di solito è davanti a Tebro che l'aria comincia a cambiare, è da lì che la situazione, da caratteristica di una piccola cittadina della bassa Umbria, diventa tipica di un cenacolo d'arte.
Infatti, come metto piede sulle strisce pedonali, quasi vengo investito da due enormi destrieri montati da due fieri appartenenti alla Benemerita nella loro sgargiante divisa di alta ordinanza.
La chiesa di S. Filippo, che da tempo immemorabile, come praticamente tutto il centro storico, è infasciata dalla impalcature che ne deturpano ormai irrimediabilmente la fruizione e l'estetica generale, è diventata la base per l'affissione di enormi manifesti raffiguranti spettacoli del Festival.
Si, è proprio così. Le impalcature che sono per la gente di Spoleto un dramma da tanto tempo, che hanno, di fatto, contribuito in modo determinante anche allo svuotamento del centro storico, sono tappezzate da gigantografie pubblicitarie e per certi versi anche artistiche.
Una mi colpisce particolarmente. Vi campeggia John Malkovich. Il Valmont de "Le relazioni pericolose", il Mitch Leary (Booth) de "Nel centro del mirino", con il suo sguardo maniaco-satanico mi inquieta e mi affascina, come sempre, ma mi deprime ugualmente sapendolo appiccato ai tubi innocenti di una sgangherata impalcatura che ingombra fastidiosamente, e non solo per me, l'inizio di Corso Mazzini.
Tutto il corso è tappezzato, naturalmente, da impalcature sgangherate e fastidiose, ma a loro volta queste sono tappezzate da manifestoni del Festival.
La sublimazione artistica della sgangheratezza ...
Dopo un bel pezzo di strada nella desolazione più assoluta, ma dove sta la gente ? Passo per via Saffi davanti alla scalinata del Duomo.
Arriva un'auto che quasi mi investe. Mi sposto ...zzato, già pronto a litigare. L'auto, noncurante, parcheggia proprio lì, all'angolo tra via Saffi e la scalinata, di fianco al cestino dell'immondizia. Scende un tipo con un abito blu, in origine elegante di certo, ma ormai, forse il viaggio, i pantaloni e la giacca sono spiegazzati, le scarpe sono impolverate.
La faccia dell'uomo ed i suoi modi, però, sono la cosa più interessante. Non c'ha voglia, è stanco, è stranito ... è ...zzato di brutto. Non si sa bene con chi ma sta facendo una cosa che non vuole fare, sembra molto chiaramente che viva quella situazione come una perdita di tempo.
Chiude la macchina con il telecomando e si avvia svogliato per via Fontesecca.
La tentazione è grossa, ma tanto non c'è nessuno in giro, guardo il cartoncino esposto sul parabrezza: SERVIZIO DI STATO.
Porca putt..., ma è un'auto blu, una di quelle famose, quelle che parcheggiano dove gli pare, quelle che non si sa bene da dove vengono e dove vanno, quelle che si sa solo una cosa di sicuro: le paghiamo noi. Sto str ... e ci fa pure lo svogliato ?
Ho deciso, lo seguo. Voglio sapere chi trasporta, voglio sapere dove va.
Davanti all'Arcivescovado si ferma, chiede informazioni a un vigile urbano, passo davanti e lo supero, capisco poco, però non mollo. Mi sembra di aver sentito che dovrà passare per via del Mercato ed è verso quel luogo che mi avvio con sediziosa lentezza.
Lungo la discesa di via del Mercato mi supera, mi accodo. Davanti a S. Filippo chiede ancora informazioni, percepisco nitidamente che sta cercando il Teatro Nuovo, la ragazza che gli indica la strada non so se lo informa bene, quasi quasi lo prendo e ce lo accompagno io, così facciamo presto.
Invece ha capito, si avvia per la discesa che va verso Tebro, finalmente scoprirò chi è venuto con l'auto blu, chi ha parcheggiato in un posto dove chiunque vedrebbe arrivare un carro attrezzi entro cinque minuti, vedrò chi è che, coi soldi nostri, paga uno come questo che si stufa anche di non fare niente (dovrebbe andare a lavorare per davvero !!!).
Non resisto, una forza misteriosa mi distrae e mi spinge con violenza verso il Teatro Nuovo, devo andare, devo andare ...
Supero ancora l'uomo svogliato misterioso, lo metto un attimo in secondo piano, intravedo la facciata del Teatro Nuovo, gente in divisa, un paio di gruppetti di persone tutte vestite bene che stazionano all'interno di largo Beniamino Gigli.
Spuntano una telecamera e un microfono, corro. Un uomo molto elegante intervista un ragazzo sempre in giacca e cravatta. Vicino a loro un signore completamente calvo, sorridente, mi sembra un volto già visto, osserva la scena con partecipazione abbracciato ad una ragazza.
Mi fermo interessato, cerco di capire. All'improvviso l'intervistatore si blocca: "Ma lei ... tu sei uno di quelli che lavorano qui davanti ?" ha forse capito che non sta intervistando uno famoso ? Alla risposta affermativa del suo interlocutore, il portatore del microfono ha un attimo di imbarazzo poi si riprende con prontezza e ride.
L'uomo calvo, nel frattempo, non ha mai smesso di ridere e continua, adesso, sguaiatamente. La scena è finalmente chiara, in quel gruppo di persone, di aspetto vagamente artistico-gossipparo, sono tutti di Spoleto, l'intervistatore, l'intervistato, l'uomo calvo speaker locale, il cameraman. Ma vaff...
Porca zozza, ho perso l'uomo svogliato misterioso. Cerco con lo sguardo davanti al Teatro. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei persone di cui quattro in divisa, ma di lui, come delle centinaia di altre persone, più o meno importanti, che mi aspettavo di vedere, nemmeno l'ombra.
Sono sconsolato e confuso. Torno verso via Salara Vecchia ...
Di solito è davanti a Tebro che l'aria comincia a cambiare, è da lì che la situazione, da caratteristica di una piccola cittadina della bassa Umbria, diventa tipica di un cenacolo d'arte.
Infatti, come metto piede sulle strisce pedonali, quasi vengo investito da due enormi destrieri montati da due fieri appartenenti alla Benemerita nella loro sgargiante divisa di alta ordinanza.
Fa un bell'effetto guardarli mentre passano, poco importa la puzza che i poveri animali emanano mentre emettono dalle retrovie azioni di depistaggio che sto attento a non ... pistare.
Proseguo. Termino le scalette ed accedo a Piazza Mentana.
Cosa vedono i miei occhi !!!
Si, è proprio così. Le impalcature che sono per la gente di Spoleto un dramma da tanto tempo, che hanno, di fatto, contribuito in modo determinante anche allo svuotamento del centro storico, sono tappezzate da gigantografie pubblicitarie e per certi versi anche artistiche.
Una mi colpisce particolarmente. Vi campeggia John Malkovich. Il Valmont de "Le relazioni pericolose", il Mitch Leary (Booth) de "Nel centro del mirino", con il suo sguardo maniaco-satanico mi inquieta e mi affascina, come sempre, ma mi deprime ugualmente sapendolo appiccato ai tubi innocenti di una sgangherata impalcatura che ingombra fastidiosamente, e non solo per me, l'inizio di Corso Mazzini.
Tutto il corso è tappezzato, naturalmente, da impalcature sgangherate e fastidiose, ma a loro volta queste sono tappezzate da manifestoni del Festival.
La sublimazione artistica della sgangheratezza ...
Dopo un bel pezzo di strada nella desolazione più assoluta, ma dove sta la gente ? Passo per via Saffi davanti alla scalinata del Duomo.
Arriva un'auto che quasi mi investe. Mi sposto ...zzato, già pronto a litigare. L'auto, noncurante, parcheggia proprio lì, all'angolo tra via Saffi e la scalinata, di fianco al cestino dell'immondizia. Scende un tipo con un abito blu, in origine elegante di certo, ma ormai, forse il viaggio, i pantaloni e la giacca sono spiegazzati, le scarpe sono impolverate.
La faccia dell'uomo ed i suoi modi, però, sono la cosa più interessante. Non c'ha voglia, è stanco, è stranito ... è ...zzato di brutto. Non si sa bene con chi ma sta facendo una cosa che non vuole fare, sembra molto chiaramente che viva quella situazione come una perdita di tempo.
Chiude la macchina con il telecomando e si avvia svogliato per via Fontesecca.
La tentazione è grossa, ma tanto non c'è nessuno in giro, guardo il cartoncino esposto sul parabrezza: SERVIZIO DI STATO.
Porca putt..., ma è un'auto blu, una di quelle famose, quelle che parcheggiano dove gli pare, quelle che non si sa bene da dove vengono e dove vanno, quelle che si sa solo una cosa di sicuro: le paghiamo noi. Sto str ... e ci fa pure lo svogliato ?
Ho deciso, lo seguo. Voglio sapere chi trasporta, voglio sapere dove va.
Davanti all'Arcivescovado si ferma, chiede informazioni a un vigile urbano, passo davanti e lo supero, capisco poco, però non mollo. Mi sembra di aver sentito che dovrà passare per via del Mercato ed è verso quel luogo che mi avvio con sediziosa lentezza.
Lungo la discesa di via del Mercato mi supera, mi accodo. Davanti a S. Filippo chiede ancora informazioni, percepisco nitidamente che sta cercando il Teatro Nuovo, la ragazza che gli indica la strada non so se lo informa bene, quasi quasi lo prendo e ce lo accompagno io, così facciamo presto.
Invece ha capito, si avvia per la discesa che va verso Tebro, finalmente scoprirò chi è venuto con l'auto blu, chi ha parcheggiato in un posto dove chiunque vedrebbe arrivare un carro attrezzi entro cinque minuti, vedrò chi è che, coi soldi nostri, paga uno come questo che si stufa anche di non fare niente (dovrebbe andare a lavorare per davvero !!!).
Non resisto, una forza misteriosa mi distrae e mi spinge con violenza verso il Teatro Nuovo, devo andare, devo andare ...
Supero ancora l'uomo svogliato misterioso, lo metto un attimo in secondo piano, intravedo la facciata del Teatro Nuovo, gente in divisa, un paio di gruppetti di persone tutte vestite bene che stazionano all'interno di largo Beniamino Gigli.
Spuntano una telecamera e un microfono, corro. Un uomo molto elegante intervista un ragazzo sempre in giacca e cravatta. Vicino a loro un signore completamente calvo, sorridente, mi sembra un volto già visto, osserva la scena con partecipazione abbracciato ad una ragazza.
Mi fermo interessato, cerco di capire. All'improvviso l'intervistatore si blocca: "Ma lei ... tu sei uno di quelli che lavorano qui davanti ?" ha forse capito che non sta intervistando uno famoso ? Alla risposta affermativa del suo interlocutore, il portatore del microfono ha un attimo di imbarazzo poi si riprende con prontezza e ride.
L'uomo calvo, nel frattempo, non ha mai smesso di ridere e continua, adesso, sguaiatamente. La scena è finalmente chiara, in quel gruppo di persone, di aspetto vagamente artistico-gossipparo, sono tutti di Spoleto, l'intervistatore, l'intervistato, l'uomo calvo speaker locale, il cameraman. Ma vaff...
Porca zozza, ho perso l'uomo svogliato misterioso. Cerco con lo sguardo davanti al Teatro. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei persone di cui quattro in divisa, ma di lui, come delle centinaia di altre persone, più o meno importanti, che mi aspettavo di vedere, nemmeno l'ombra.
Sono sconsolato e confuso. Torno verso via Salara Vecchia ...
giovedì 10 giugno 2010
APPROVATA LA LEGGE BAVAGLIO !!!
UNA SOLA PAROLA
VERGOGNA
Un doveroso tributo a tutti coloro che da sempre hanno profuso tutte le proprie energie per trovare e per affermare la verità, contro ogni costrizione, censura più o meno velata.
Il replicante di Blade Runner in questo caso è un'icona. Tutte le sue conoscenze, tutto quello che sa e che ha visto andrà perduto "... come lacrime nella pioggia.".
mercoledì 9 giugno 2010
SPOLETO COME SALEMI O COME MARGHERITA DI SAVOIA ?
Nei tranquilli anfratti dei salotti romani, tra gli scazzi e i giorni dove artisti, dame, nani e ballerine non sanno come svoltare le serate, è in voga una moda che ravviva le pulsioni assopite e che da un senso a questa atavica, esistenziale, ma tanto alta NOIA.
Tra gli intellettuali che contano, o che vogliono contare, sembra sia di moda fare l'amministratore locale, magari di qualche cittadina storicamente ed artisticamente non proprio sconosciuta.
Così Vittorio Sgarbi fa (si è dimesso ? Boh ...) il sindaco di Salemi in Sicilia, Gabriella Carlucci è il primo cittadino (mi pare ...) di Margherita di Savoia in Puglia e Vincenzo Cerami si diletta a fare l'Assessore alla Cultura di Spoleto in Umbria.
Ora, e qui si fa un discorso generale, una riflessione che nulla vuole togliere alla legittimità delle rispettive posizioni dei politici (?) suddetti, se dal punto di vista di questi personaggi (non sono gli unici eh) ci può essere una propria convenienza a svolgere l'attività di amministratore locale, e questi sono problemi loro, ma dal punto di vista delle città amministrate si può considerare una qualche pari utilità ?
Nel caso di Spoleto sono due gli aspetti da considerare (sempre come riflessione eh ...).
Il primo riguarda la produttività. Cerami ha le sue cose, in questo periodo, per esempio, sta recitando in teatro, poi scrive, poi fa le conferenze, poi prende un thé con qualche duchessa, poi di nuovo in teatro, poi a ritirare un premio, poi a spedire una raccomandata, e così via.
Un assessore non a mezzo servizio, ma a un decimo di servizio (per essere proprio positivi). Se poi qualcuno pensa che basti avere il nome, beh allora mi taccio per sempre ...
La seconda questione riguarda gli spoletini e come questi considerano la loro città.
Ma veramente possiamo guardarci allo specchio e vederci così tranquillamente come TERRA DI CONQUISTA ?
E' mai possibile che il primo che arriva qui gli apparecchiamo il didietro ? (si scrive attaccato ? Boh ... Cerami aiuto !!!)
Non è certo la prima volta che personaggi più o meno noti arrivano al "paesello" e cercano "evangelicamente" di spiegarci come si fa.
Sinceramente, non riesco a capire che tipo di riflessione facciano i nostri amministratori.
Non voglio affrontare la questione della cultura e della sua importanza per qualsiasi comunità locale, troppo complicato e l'argomento non può certo essere sviscerato in queste poche righe.
Una cosa però va detta: la cultura non è (solo) il Festival dei Due Mondi (o comunque solo i grandi eventi).
E per sviluppare la cultura, per fare un lavoro serio sulla cultura della città chiamiamo uno da fuori ? Ottimo :-)
Comunque, a parte le chiacchiere, tra qualche giorno comincia la festa. A Cerà divertete eh ...
Tra gli intellettuali che contano, o che vogliono contare, sembra sia di moda fare l'amministratore locale, magari di qualche cittadina storicamente ed artisticamente non proprio sconosciuta.
Così Vittorio Sgarbi fa (si è dimesso ? Boh ...) il sindaco di Salemi in Sicilia, Gabriella Carlucci è il primo cittadino (mi pare ...) di Margherita di Savoia in Puglia e Vincenzo Cerami si diletta a fare l'Assessore alla Cultura di Spoleto in Umbria.
Ora, e qui si fa un discorso generale, una riflessione che nulla vuole togliere alla legittimità delle rispettive posizioni dei politici (?) suddetti, se dal punto di vista di questi personaggi (non sono gli unici eh) ci può essere una propria convenienza a svolgere l'attività di amministratore locale, e questi sono problemi loro, ma dal punto di vista delle città amministrate si può considerare una qualche pari utilità ?
Nel caso di Spoleto sono due gli aspetti da considerare (sempre come riflessione eh ...).
Il primo riguarda la produttività. Cerami ha le sue cose, in questo periodo, per esempio, sta recitando in teatro, poi scrive, poi fa le conferenze, poi prende un thé con qualche duchessa, poi di nuovo in teatro, poi a ritirare un premio, poi a spedire una raccomandata, e così via.
Un assessore non a mezzo servizio, ma a un decimo di servizio (per essere proprio positivi). Se poi qualcuno pensa che basti avere il nome, beh allora mi taccio per sempre ...
La seconda questione riguarda gli spoletini e come questi considerano la loro città.
Ma veramente possiamo guardarci allo specchio e vederci così tranquillamente come TERRA DI CONQUISTA ?
E' mai possibile che il primo che arriva qui gli apparecchiamo il didietro ? (si scrive attaccato ? Boh ... Cerami aiuto !!!)
Non è certo la prima volta che personaggi più o meno noti arrivano al "paesello" e cercano "evangelicamente" di spiegarci come si fa.
Sinceramente, non riesco a capire che tipo di riflessione facciano i nostri amministratori.
Non voglio affrontare la questione della cultura e della sua importanza per qualsiasi comunità locale, troppo complicato e l'argomento non può certo essere sviscerato in queste poche righe.
Una cosa però va detta: la cultura non è (solo) il Festival dei Due Mondi (o comunque solo i grandi eventi).
E per sviluppare la cultura, per fare un lavoro serio sulla cultura della città chiamiamo uno da fuori ? Ottimo :-)
Comunque, a parte le chiacchiere, tra qualche giorno comincia la festa. A Cerà divertete eh ...
martedì 8 giugno 2010
LUCREZIA BORGIA, BELLA DE PAPA'
Spoleto, domenica 6 giugno 2010 ore 18 (più o meno).
In Piazza del Duomo uno sparuto gruppetto di gente, non più di qualche decina, davanti al Tric Trac, sperduto nella maestosità di Piazza del Duomo, osserva con interesse alcune ragazze vestite con strani abiti (mi sembrano quelli della Quintana ...), a prima vista di tipo carnevalesco/fintomedioevale.
Nel gruppo di persone si notano uomini e donne, più o meno avanti con gli anni, nessuno di loro, lo si vede da come guardano le ragazze, è capitato lì per caso, né staziona ai piedi della scalinata per mera curiosità.
Nei loro occhi si leggono gli sguardi di mamme, papà, nonne, nonni, zii, zie, fratelli, sorelle, cugini ...
E' chiaro come l'acqua che quel piccolo assembramento di persone è composto dai parenti delle ragazze che, si mormora, sono così schierate per l'elezione di Miss Lucrezia Borgia (?).
Lo speaker si sgola, sbraccia, ammicca. Mette in campo tutta la sua verve, e anche qualcosa di più. Vuole che quella riunione di famiglia si traformi in un evento (e la peppa ! :-)). Ma non ce la fa, malgrado battute, inviti a "E' qui la festa ?".
Intanto la giuria composta da personaggi di grande prestigio (...) medita, valuta, analizza e decide.
La Miss Lucrezia Borgia è la signorina ....
Emozione fortissima. La ragazza quasi viene alle lacrime. Ringrazia tutti. Il papà, intanto, sprofondato su una sedia del Tric Trac, si toglie un momento gli occhiali da sole e si asciuga una lacrimuccia (o c'aveva una caccola su un occhio ? Boh ...). Mamma intanto sfonda la sua digitale acquistata per l'occasione.
Lo speaker prima di salutare ricorda che la nuova Miss ha un obbligo molto importante "Deve partecipare a tutte le manifestazioni dove è prevista la sua presenza, PER TUTTO L'ANNO !!!". Poi ricorda anche che "... nei ristoranti di Spoleto le finaliste saranno presenti la sera all'ora di cena."
Messaggi inutili, Lucrezie, mamme, papà, fratelli, sorelle, cugini, cugine, nonni, già sono partiti lasciando lo speaker davanti alla lanterna del Caio Melisso, immerso nella sua solitudine.
Sono andati tutti a casa loro a mangiare la pasta al forno che nonna ha preparato per l'occasione, come si addice ad un reale concorso per "LUCREZIA BORGIA BELLA DE PAPA'"
Alla prossima manifestazione degli "Eventi de noiandri ..."
In Piazza del Duomo uno sparuto gruppetto di gente, non più di qualche decina, davanti al Tric Trac, sperduto nella maestosità di Piazza del Duomo, osserva con interesse alcune ragazze vestite con strani abiti (mi sembrano quelli della Quintana ...), a prima vista di tipo carnevalesco/fintomedioevale.
Nel gruppo di persone si notano uomini e donne, più o meno avanti con gli anni, nessuno di loro, lo si vede da come guardano le ragazze, è capitato lì per caso, né staziona ai piedi della scalinata per mera curiosità.
Nei loro occhi si leggono gli sguardi di mamme, papà, nonne, nonni, zii, zie, fratelli, sorelle, cugini ...
E' chiaro come l'acqua che quel piccolo assembramento di persone è composto dai parenti delle ragazze che, si mormora, sono così schierate per l'elezione di Miss Lucrezia Borgia (?).
Lo speaker si sgola, sbraccia, ammicca. Mette in campo tutta la sua verve, e anche qualcosa di più. Vuole che quella riunione di famiglia si traformi in un evento (e la peppa ! :-)). Ma non ce la fa, malgrado battute, inviti a "E' qui la festa ?".
Intanto la giuria composta da personaggi di grande prestigio (...) medita, valuta, analizza e decide.
La Miss Lucrezia Borgia è la signorina ....
Emozione fortissima. La ragazza quasi viene alle lacrime. Ringrazia tutti. Il papà, intanto, sprofondato su una sedia del Tric Trac, si toglie un momento gli occhiali da sole e si asciuga una lacrimuccia (o c'aveva una caccola su un occhio ? Boh ...). Mamma intanto sfonda la sua digitale acquistata per l'occasione.
Lo speaker prima di salutare ricorda che la nuova Miss ha un obbligo molto importante "Deve partecipare a tutte le manifestazioni dove è prevista la sua presenza, PER TUTTO L'ANNO !!!". Poi ricorda anche che "... nei ristoranti di Spoleto le finaliste saranno presenti la sera all'ora di cena."
Messaggi inutili, Lucrezie, mamme, papà, fratelli, sorelle, cugini, cugine, nonni, già sono partiti lasciando lo speaker davanti alla lanterna del Caio Melisso, immerso nella sua solitudine.
Sono andati tutti a casa loro a mangiare la pasta al forno che nonna ha preparato per l'occasione, come si addice ad un reale concorso per "LUCREZIA BORGIA BELLA DE PAPA'"
Alla prossima manifestazione degli "Eventi de noiandri ..."
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domenica 6 giugno 2010
SAGGIO FINALE DELLA "ONOFRI" DI SPOLETO: ALTA SOCIETA' ... BASSISSIMA QUALITA'
Mamme agitate, più o meno cotonate, rossetto e trucco in quantità industriale, si aggirano per il chiostro di S. Nicolò. Le più ardite accolgono, con sorrisi smaglianti e strette di mano venate di qualcosa di sensuale ed ambiguo, suore, signori attempati, colleghe mamme, personaggi "look dirigenziale" sconosciuti ai più.
Tra gli svolazzi delle gonne materne le bambine si rincorrono e si rimirano nella grandiosità dei loro capelli tiratissimi all'indietro e raccolti sulla nuca, da vere ballerine.
Sinceramente anch'io provo una certa curiosità. Accoglienza coinvolgente e realmente frenetica partecipazione, mamme e papà, questi ultimi un pò defilati, comunque tutti, anche i nonni, con macchine fotografiche, videocamere, cavalletti, telefonini, insomma attrezzature di tutto rispetto schierate davanti al palcoscenico del Chiostro di S. Nicolò il quale, con la sua bellezza austera e maestosa, aggiunge una ritualità quasi sacra a tutto quello che sta succedendo e che, sicuramente, succederà di lì a poco.
Mi sistemo su una delle comode poltrone del teatro, osservo in alto le volte di materiale trasparente posto sul soffitto della sala per migliorarne l'acustica, poi riabbasso lo sguardo e lo fisso sul palcoscenico: lo spettacolo va ad incominciare.
Parte Lisci, il presidente del Consiglio Comunale, che si scusa perchè il sindaco Benedetti non è potuto essere presente (è malato ?!?), strano ...
Vabbé, però chi se ne frega, godiamoci lo spettacolo.
Finalmente il saggio inizia. Le bambine entrano e ... ballano ... BALLANO ?
Tra la gente cominciano i primi borbottii ... "Ma che è sta roba ..."
Penso tra me e me ..."Ignoranti, non capiscono l'arte".
Poi però anch'io comincio ad avere qualche dubbio.
In effetti la cosa, a veder bene, mi inquieta e mi fa nascere molte perplessità.
Una scenografia western abbozzata, qualche musica di Morricone (Per un pugno di dollari, mi sembra), gruppi di ragazzini che non si capisce bene se rifacciano il verso ai più banali spaghetti western, oppure se, nelle intenzioni degli insegnanti (sigh), non vi sia l'ispirazione a qualche musical d'oltre oceano tipo Sette spose per sette fratelli.
In ogni modo, per usare un termine attuale, "mi sembra una cosa un pò invereconda".
L'apice viene toccato con la pantomima assurda, quasi surreale, di due ragazzi che ripetono la scena di Per un pugno di dollari tra Clint Eastwood e Gian Maria Volontè (Al cuore Ramon ...).
A parte l'impossibilità di comprendere il senso di quello che succede sul palcoscenico (i due neanche ballano, né si muovono "artisticamente"), a parte l'assurdità, anche educativa, di una scena simile, non si riesce a capire proprio cosa c'entrino quei due poveri disgraziati adolescenti, col cappellino da cowboy in testa, che fanno finta di spararsi (pam pam, sei morto ...).
La fortuna vuole che ogni cosa abbia il suo lato migliore. In questo caso il momento clou è la brevità dell'incomprensibile messa in scena. Dopo non più di mezz'ora la sofferenza è finita.
Applauso di circostanza, ma molte facce incredule e perplesse.
Ora nel massimo rispetto delle bambine e delle loro famiglie, ma che succede alla Scuola Comunale "A. Onofri" ?
La scuola, mi risulta, è finanziata anche dal comune, non vorrei sbagliarmi, ma dovrebbe essere così (d'altronde si chiama Scuola Comunale ...) .
Credo anche che l'istituto dipenda dall'Assessorato alla Cultura, beh allora ci vuole che qualcuno dica a Cerami, ovviamente dopo che ha terminato con i suoi impegni fuori da Spoleto (assessore per hobby, quando ha un pò di tempo libero ...), di verificare le attività della scuola, la qualità dei risultati e la congruità di quello che noi cittadini spendiamo per mantenerla e per portare avanti attività culturali per i nostri figli.
Bravo Benedetti ... aveva capito tutto da prima, infatti non è venuto al saggio ... furbo :-)
Tra gli svolazzi delle gonne materne le bambine si rincorrono e si rimirano nella grandiosità dei loro capelli tiratissimi all'indietro e raccolti sulla nuca, da vere ballerine.
Sinceramente anch'io provo una certa curiosità. Accoglienza coinvolgente e realmente frenetica partecipazione, mamme e papà, questi ultimi un pò defilati, comunque tutti, anche i nonni, con macchine fotografiche, videocamere, cavalletti, telefonini, insomma attrezzature di tutto rispetto schierate davanti al palcoscenico del Chiostro di S. Nicolò il quale, con la sua bellezza austera e maestosa, aggiunge una ritualità quasi sacra a tutto quello che sta succedendo e che, sicuramente, succederà di lì a poco.
Mi sistemo su una delle comode poltrone del teatro, osservo in alto le volte di materiale trasparente posto sul soffitto della sala per migliorarne l'acustica, poi riabbasso lo sguardo e lo fisso sul palcoscenico: lo spettacolo va ad incominciare.
Parte Lisci, il presidente del Consiglio Comunale, che si scusa perchè il sindaco Benedetti non è potuto essere presente (è malato ?!?), strano ...
Vabbé, però chi se ne frega, godiamoci lo spettacolo.
Finalmente il saggio inizia. Le bambine entrano e ... ballano ... BALLANO ?
Tra la gente cominciano i primi borbottii ... "Ma che è sta roba ..."
Penso tra me e me ..."Ignoranti, non capiscono l'arte".
Poi però anch'io comincio ad avere qualche dubbio.
In effetti la cosa, a veder bene, mi inquieta e mi fa nascere molte perplessità.
Una scenografia western abbozzata, qualche musica di Morricone (Per un pugno di dollari, mi sembra), gruppi di ragazzini che non si capisce bene se rifacciano il verso ai più banali spaghetti western, oppure se, nelle intenzioni degli insegnanti (sigh), non vi sia l'ispirazione a qualche musical d'oltre oceano tipo Sette spose per sette fratelli.
In ogni modo, per usare un termine attuale, "mi sembra una cosa un pò invereconda".
L'apice viene toccato con la pantomima assurda, quasi surreale, di due ragazzi che ripetono la scena di Per un pugno di dollari tra Clint Eastwood e Gian Maria Volontè (Al cuore Ramon ...).
A parte l'impossibilità di comprendere il senso di quello che succede sul palcoscenico (i due neanche ballano, né si muovono "artisticamente"), a parte l'assurdità, anche educativa, di una scena simile, non si riesce a capire proprio cosa c'entrino quei due poveri disgraziati adolescenti, col cappellino da cowboy in testa, che fanno finta di spararsi (pam pam, sei morto ...).
La fortuna vuole che ogni cosa abbia il suo lato migliore. In questo caso il momento clou è la brevità dell'incomprensibile messa in scena. Dopo non più di mezz'ora la sofferenza è finita.
Applauso di circostanza, ma molte facce incredule e perplesse.
Ora nel massimo rispetto delle bambine e delle loro famiglie, ma che succede alla Scuola Comunale "A. Onofri" ?
La scuola, mi risulta, è finanziata anche dal comune, non vorrei sbagliarmi, ma dovrebbe essere così (d'altronde si chiama Scuola Comunale ...) .
Credo anche che l'istituto dipenda dall'Assessorato alla Cultura, beh allora ci vuole che qualcuno dica a Cerami, ovviamente dopo che ha terminato con i suoi impegni fuori da Spoleto (assessore per hobby, quando ha un pò di tempo libero ...), di verificare le attività della scuola, la qualità dei risultati e la congruità di quello che noi cittadini spendiamo per mantenerla e per portare avanti attività culturali per i nostri figli.
Bravo Benedetti ... aveva capito tutto da prima, infatti non è venuto al saggio ... furbo :-)
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